Calabrese Rossa: la landrace italiana dai tricomi rossi — 200 semi da Calcutta, una guerra mondiale e 90 anni di storia nascosta
Napoli, 1931. Una busta arriva dall'Impero dei Raj. Dentro, circa 200 semi di Cannabis indica raccolti nei dintorni di Calcutta. Chi li riceve non è un avventuriero: è un botanico. Ma quello che quei semi attraverseranno — una guerra mondiale, la dispersione nei campi, la riscoperta tra i colli della Calabria — è una storia che pochi conoscono.
IL BOTANICO DI VIA FORIA
Biagio Longo, calabrese di nascita, direttore dell'Orto Botanico di Napoli e della Stazione Sperimentale per le Piante Officinali, semina i semi in via Foria 234. Diciassette giorni dopo, tutto è germogliato. Il risultato: 152 piante dioiche (134 femmine, 17 maschi) e 60 monoiche, esemplari alti fino a 3,5 metri, fioritura a fine settembre.
Longo pubblica tutto nel Bullettino dell'Orto Botanico di Napoli (1936), "Sulla canapa indiana (Cannabis indica Lam.)" — un articolo che si può ancora leggere oggi. E regala i semi a chiunque ne faccia richiesta: ricercatori in tutta Italia, fino ad Addis Abeba entro il 1939. A Napoli, il farmacologo Pio Marfori e il chimico Vittorio Susanna studiano il ceppo e ne documentano la stabilità farmacologica attraverso le generazioni.
1945: IL BUCO NERO
Poi arriva la guerra. L'occupazione alleata trasforma l'Orto Botanico in caserma. Edifici devastati, collezioni disperse. Parte del materiale genetico sparisce dai laboratori.
Ma i semi non muoiono. Finiscono in campagna — Nola, Avellino, Caserta — dove vengono piantati e lasciati all'impollinazione aperta per decenni. Il ceppo di Calcutta entra nell'Italia rurale, invisibile, e comincia il suo viaggio verso sud.
ANNI '70: LA NANA E I TRE ECOTIPI
Tra i colli dell'Avellinese e l'area vesuviana compare una varietà nana a fioritura rapida: la Nana Avellinese, la "nana napoletana". Nessun laboratorio, nessun breeder: solo agricoltori anonimi e selezione contadina.
La varietà arriva in Calabria e si divide in tre ecotipi distinti: Tirreno, Ionico e Aspromonte. Dopo decenni di selezione naturale e agricola, tra clima mediterraneo e mani contadine, appare il tratto distintivo: tricomi rosso-arancio.
LANDRACE, NON BREEDING
Il punto chiave: non ci sono incroci controllati dietro la Calabrese Rossa. È una landrace, plasmata da clima, suolo e generazioni di agricoltori anonimi — come i pomodori antichi. Molto probabilmente è l'unica indica documentata in Italia prima dell'arrivo delle genetiche olandesi degli anni '70-'80.
Una curiosità per chi ama le fonti: la linea originale di Calcutta fu ancora coltivata all'Orto Botanico di Napoli fino agli anni '90, sotto la supervisione di Paolo Casoria. L'ultima ricerca documentata alla stazione risale al 2010.
FONTI (reali, tutte verificabili):
- Longo B., Sulla canapa indiana (Cannabis indica Lam.), Bullettino Orto Bot. Napoli, 1936 — https://www.samorini.it/doc1/alt_aut/lr/longo-canapa-indiana-cannabis-indica.pdf
- Samorini G., The Neapolitan contribution to the scientific studies on Cannabis: a historical overview, 2023 — The Neapolitan contribution to the scientific studies on Cannabis. A historical overview | BORNH Bulletin of Regional Natural History
- Biagio Longo — Biagio Longo - Wikipedia
Due domande per la community:
- Conoscete altre landrace indica documentate in Europa prima del 1970?
- Qualcuno ha esperienza diretta con fenotipi a tricomi rossi?
In Calabria c'è un detto: "Comu sèmini, cussì raccogghi" — come semini, così raccogli. Nel 1931 furono seminati 200 semi a Napoli. Sarà la prossima generazione di coltivatori a decidere se la Calabria continuerà a raccoglierli.
